Se mio nonno fosse morto in Australia
avrei avuto un trapassato remoto.
Avrei voluto un futuro da sogno ma quel che ho avuto, è un passato imperfetto.

Io gioco col verbo anche se ho la terza media
come fossi in una commedia trasformata in tragedia.

Noi siamo liberi di fare quello che non ci va
Siamo gli schiavi volontari di questa società
Siamo seguaci devoti di ogni pubblicità
Padroni delle nostre vite, ma senza autorità.

Quando credi che sia tutto finito è il momento
che di credere hai smesso.
Potrà sembrarti un paradosso
ma tu non tenti, se la speranza hai rimosso.

Io gioco col verbo anche se non ne ho l'autorità
segno evidente dell'assenza d'ogni cenno di maturità

Noi siamo liberi di fare quello che non ci va
Siamo gli schiavi volontari di questa società
Siamo seguaci devoti di ogni pubblicità
Padroni delle nostre vite, ma senza autorità.

È arrivato il momento di dare una svolta
di prender coscienza e raddrizzare la testa.
È arrivato il momento, anche se non ne ho voglia
metto a posto la testa e non dimentico

Che siamo liberi di fare quello che non ci va
Siamo gli schiavi volontari di questa società
Siamo seguaci devoti di ogni pubblicità
Padroni delle nostre vite, ma senza autorità.

Ci sono canzoni che nascono da una ferita e scelgono di raccontarla con un sorriso.
Questa comincia tra tempi verbali, giochi di parole e sogni trasformati in ricordi imperfetti. Sembra quasi una commedia, ma lentamente rivela il suo lato più tragico: quello di una vita vissuta seguendo regole, desideri e modelli che spesso non ci appartengono davvero.
Il lavoro diventa il punto da cui parte la riflessione, ma il viaggio arriva molto più lontano. Parla della libertà che crediamo di avere, della pubblicità che ci guida e delle catene che, a volte, scegliamo volontariamente di indossare.
Poi, quando tutto sembra finito, resta una possibilità: credere ancora, rialzare la testa e provare a cambiare direzione.